Il ruggito della tigre Brignone, l'abbraccio leale delle avversarie sconfitte e il silenzio di Sofia Goggia

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La Tigre e la neve si guardano feroci. Sole a dirotto, silenzio nella vallata delle Tofane. Alle 14,25, il casco dipinto e tigrato di Federica Brignone si sporge sul circo bianco e tutta l’Olympia sbianca di paura. Non è più una pista: è la preda. «L’atmosfera qui dà un’adrenalina bellissima», dice Fede. L’occhio di Tigre scruta la tribuna laggiù, che solo poco fa s’agitava nel baccano d’un un piccolo Maracanà — altro che il brasiliano vincitore di Bormio — e ora tace. Soltanto lo speaker