Intervista a Cesare Casella: «Due anni con una catena alla caviglia e una al collo, tra topi e serpenti. Il momento in cui mi dissero: "Ti lasciamo libero, vai a casa"»

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Lo yogurt, per esempio. «L’ho chiesto da mangiare» racconta Cesare Casella, «mi hanno risposto "E che cos’è?". Lì ho capito dove ero finito». Su un altro pianeta, lontano anni luce dal mondo conosciuto. «Non dico che fosse come tornare al Medioevo, ma non mi sentivo in Italia». Eppure, lo era; una porzione di Paese sperduto e dimenticato: l’Aspromonte del 1988. Tutt’attorno il mondo cambiava, nel cuore della Calabria restava una bolla spazio-temporale. E dentro una buca scavata nella montagna,

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